Giorni e giorni di Tiersen: settimane. Ho trascorso il tempo, ascoltando le colonne sonore del Favoloso modo di Amelie e di Goodbye Lenin. Ho scoperto il sound più rock di Tiersen. Un suono che trascina via l’anima, con un graffio. Ti conduce verso una sofferenza eterea. Un soffio. Un posto segreto in cui nascondere gli occhi.

Giorni di Henry Miller, come ho già detto. Le ceneri di frasi morte. L’esplosione di un sentimento in 5 parole, due segni di punteggiatura. Tutto maiuscolo. Al centro.

Ho ritrovato i libri di Rosa (Bukowski, Poe, Benni, Leroy) e con loro ho sbirciato con curiosità in una parte della mia vita, passata senza nostalgia, tornata ad essere il suolo su cui poggio i miei nuovi piedi. E mi accorgo che la terra si trasforma di terremoti e stagioni.

Giorni pieni di poesie nuove. Un fiore che ne nasconde un altro. Poi perde i petali ed io li rincollo uno ad uno.

Quindi agonia ed esplosioni di gioia. Quindi necessariamente Tiersen ed il suo suono, che s’incastona in uno spazio, ne cerca uno più piccolo, crea l’idea dell’infinito.

Ed un sentimento ha un universo immenso su cui vagare. Senza riposo. Senza tregua.