Erano mesi che ci pensavo ritornando ogni volta su un paio di frasi, sull’esplosione di alcune immagini, come quel pezzo che fa:

Che cosa stiamo cercando di difendere? Solo ciò che è vecchio, inutile, morto, indifendibile. Ogni difesa è un invito all’attacco. Perché non arrendersi? Perché non dare, dare tutto? E’ così maledettamente pratico, così totalmente efficace e disarmante.

O la splendida fragilità, l’umanità racchiusa in quel doppio imperativo categorico che Henry Miller scolpisce al centro della pagina, tutto maiuscolo:

BUONE NUOVE! DIO E’ AMORE!

Così non potete immaginare la felicità nel ritrovare quello stesso libro, nel comodino della mia vecchia casa a Palermo. E nel rileggerlo, scoprire che ero colpito dalle stesse cose e da altre, nuove. Ed era ancora più netto il distacco di quell’Henry Miller così spirituale, mistico, etereo, da quello blasfemo, cinico e carnale dei primi libri pornografici.

Eppure se c’era qualcosa in comune tra le sue due identità, era quella catena di parole con cui ti trascinava verso gli inferi e verso il paradiso.

Le esplosioni di dolore e di gioia.