Mario Castelnuovo - Com'erano venute buone le ciliegie nella primavera del '42Scoprire questo album con quasi 3 anni di ritardo, dopo che te ne avevano parlato, è una piacevole sorpresa. Tanto più piacevole se pensi che 3 anni fa, forse, lo avresti trovato distante senza quasi ascoltarlo.

Ma Mario Castelnuovo è un buon vecchio cantautore dalle qualità del vino che invecchia e si migliora.

Perché “Com’erano Venute Buone Le Ciliegie Nella Primavera Del ‘42” è un susseguirsi di analisi a tratti nascoste in preghiere come “L’ave maria di un clown”:

Ave Maria a questo salto mortale,
come ogni volta ci ritroviamo riflessi,
come in tutte le guerre, a morire,
siamo sempre gli stessi..
fa che l’inverno sia corto
e i calzini resistano
a un’altra gelata,
e l’estate sia timida..
e fa che i figli, o i figli dei figli
dei filippini o dei tuoi altri figli adottivi,
smettano in tempo e per sempre
di farci da schiavi,
e ognuno prenda in consegna
i suoi padri e i suoi figli
e li avvi alla vita,
e li allevi alla musica..

Ave Maria,
accendi le stelle del cielo
ad una ad una,
come le candele di un altare,
ad una ad una,
che sto imparando a pregare..
che lo sapevo che un’aquila
può essere devastante
dirottata tra i polli,
non ho saputo frenarmi,.

E fa che, infine,
più che il diritto delle cose
possa il rovescio commuoverci, almeno,
come se morire fosse la vita
indossata al contrario,
appassionata, furiosa, dolente e felice,
com’è giusto che sia,
e che odori di musica,
e quella con la mu maiuscola..

E poi l’album prosegue in una lunga serie di canzoni intense e antiche, tra cui il capolavoro “il Florilegio”:

Vorrei avere dei figli di tutti i colori
come mazzi di fiori di campo
sarà il lampo e la pioggia
il compagno dei giochi
e ci siamo strappati i vestiti
come fossero in preda
alle fiamme e poi
poi l’amore scoppiò,
e scoppiò dappertutto

Poi centinari di chilometri
sulle rive del Nilo
a vederla danzare al tramonto
e era danza di vento e di onde di fiume
e una Madonna rubata
sui banchi della fiera
al ritorno, in un paese del sud
l’Ave Maria col Tavor famiracoli…

trovare Dio è soltanto cercarlo senza fine
gli dei non sono morti, è morta semmai
la nostra facoltà di vederli, da quì

Da quì, dove ogni volta riparto
come il lupo al tramonto in inverno
perchè cerco una notte
senza la paura del giorno
e lungo lacollina
sotto a una vigna, due ragazzi
fanno all’amore
e certamente quest’anno
sarà una vendemmia migliore

trovare Dio è soltanto cercarlo senza fine
le stelle brillano più forte
prima di spegnersi… lassù